Le business challenge alla volta del Brasile

/ giugno 12, 2019/ Internazionalizzazione, Senza categoria

Il Brasile è una meta ambita per chi vuole far business in Sud America: è una nazione con circa 200 milioni di abitanti e una classe media che si attesta a quasi il 50% sul totale della popolazione. Osservando la struttura dei ceti sociali, si può notare però come la struttura sociale vari fortemente a seconda delle aree in cui ci si trova. Il nord del Brasile è la zona con il più alto tasso di povertà, il sud e l’ovest sono più benestanti; il benessere si concentra principalmente nelle grandi città come San Paolo e Rio De Janeiro.

Entrare nel mercato brasiliano è un’operazione molto complessa che richiede scrupolosa attenzione, pena la perdita degli sforzi economici e del tempo dedicato. Tra i fattori da considerare troviamo la situazione politica, l’andamento economico, i tassi di interesse e soprattutto i dazi, ma andiamo con ordine.

Negli ultimi anni il Brasile ha assistito all’alternarsi continuo di presidenti, diventati protagonisti assieme al loro entourage di scandali di corruzione, di riciclaggio, manipolazioni del bilancio statale. La forte instabilità politica ha distolto i governi dal concentrare le proprie risorse ed energie su ciò che più conta, dalla realizzazione di nuove infrastrutture ad un piano di crescita dell’economia. Il PIL ha registrato un -3,5% nel 2015 e 2016, e una ripresa dell’1% annuo circa nel 2017 e nel 2018, valori ben lontani da quelli registrati negli anni antecedenti la recessione.

I tassi di interesse e l’inflazione, che ad oggi si attestano rispettivamente al 6,5% e al 4,1%, sono stati fortemente altalenanti. Il Real è stato soggetto a moderate fluttuazioni guardando gli ultimi 5 anni, e il suo valore in euro è oscillato da 0,20 a 0,35. Nonostante la moneta debole, il Brasile nel 2018 ha avuto una bilancia commerciale a saldo negativo per 6,42 miliardi, segno che il Paese ha una forte esigenza di importare beni.

Ciò che limita le importazioni in Brasile è fortemente rappresentato dai dazi doganali: Il tasso più frequente è del 14%, mentre circa 450 linee tariffarie arrivano al 35%, compresi tessile, abbigliamento e pelle. Le tariffe sono particolarmente elevate sui beni strumentali e intermedi, nonché in quelli ad alta intensità di manodopera e bassa produttività, come il tessile e l’abbigliamento per l’appunto. È in atto un regime fiscale speciale per ridurre le tariffe di importazione dei beni strumentali, ma è applicabile solo se non esiste un prodotto interno equivalente e il Brasile ha una considerevole industria relativa a tali beni. Di conseguenza, tutti i settori affrontano tariffe elevate sui loro input (come mostra il grafico), il che ne ostacola la competitività e l’efficienza. Per i veicoli a motore, le tariffe partono dal 40% fino al 130%.

Il grafico seguente rappresenta i settori che, dipendendo fortemente dall’importazione di input provenienti dall’estero, otterrebbero maggiori benefici da un taglio delle tariffe doganali.

 

Quelle applicate in Brasile sono principalmente strategie antidumping, dazi compensativi e misure di salvaguardia facilmente identificabili tramite una tariffa o un ricarico sul prezzo. La protezione commerciale in Brasile non è cambiata in modo significativo dall’inizio degli anni ’90,  ma ciò che ha facilitato i Brasiliani a importare è stato l’andamento a fasi alterne del tasso di cambio nei periodi favorevoli, ovvero quelli in cui il Real è stato più forte. Nel 2018 la valuta locale ha toccato il minimo dell’ultimo decennio, nel 2019 ha invece registrato un lieve aumento, il che significa che la situazione resta tutta da monitorare.

Uno studio condotto nel 2018 ha stimato l’elasticità del valore aggiunto settoriale rispetto alle variazioni della protezione effettiva. Le elasticità stimate non supportano l’idea di contrazioni settoriali diffuse in risposta a una minore protezione commerciale. Ad esempio, un taglio tariffario del 50% ridurrebbe la produzione di tessili tra il 5 e il 70% circa e la produzione di pellami e calzature tra il 10 e il 50%, ma aumenterebbe il valore aggiunto nell’abbigliamento tra il 10 e il 60% e in attrezzature elettriche tra il 5 e il 55%.

 

E’ stata eseguita un’analisi che rivela le differenze significative tra gli stati brasiliani relativi all’impatto regionale di una riduzione delle barriere commerciali; le misure regionali di protezione commerciale efficace sono state costruite utilizzando una media ponderata delle tariffe nazionali a livello di settore, in cui i pesi corrispondono alle quote di occupazione o di valore aggiunto dell’industria in ciascuna regione. Le tariffe effettive sono più elevate del 75% a Rio Grande do Norte che ad Alagoas, nonostante entrambi gli stati si trovino relativamente vicini l’uno all’altro nella parte nord-orientale del Brasile. Stati come Alagoas, Roraima, Pará e Maranhão, dove le industrie protette contribuiscono meno all’occupazione, rischiano di essere meno colpite. Alcuni di questi stati, come Alagoas e Maranhão, sono i più poveri della nazione e sarebbero meno colpiti da riallocazioni del personale, ma trarrebbero beneficio dagli effetti positivi sui prezzi dei beni consumati dai consumatori a basso reddito.

 

Quanto detto finora non è sufficiente per entrare nel mercato carioca: bisogna valutare informazioni legate a tempistiche, maturità del mercato, brand awareness: in merito alle tempistiche, la tabella qui di seguito descrive molto bene cosa aspettarsi alla luce di vari aspetti.

 

Il mercato retail brasiliano ha raggiunto uno stato di maturità già abbastanza consolidato ed è proiettato in direzione di uno stato ben più sviluppato: ciò che ancora manca è un’integrazione delle grandi catene della distribuzione non solo in aree urbane ma anche rurali.

 

Dettaglio altrettanto rilevante, la consapevolezza del brand value suddivisa per genere nei vari settori di importazione in Brasile.

 

L’ultimo aspetto di cui trattiamo è quello ormai dato per pilastro dell’economia brasiliana. Nonostante lo scenario economico sfavorevole degli ultimi anni, infatti, il mercato dell’e-commerce ha continuato e continua tuttora a mostrare un trend di crescita positivo tanto da chiudere il 2017 con una crescita dell’8% e 55 milioni di e-consumer che hanno speso 47,7 miliardi di reais (14,5 miliardi di dollari) sul web. Nel 2018 la crescita si è spinta addirittura ad un +12% con un totale di 60 miliardi di BRL nelle vendite,  e ora pure il 2019 sembra dare delle eccezionali opportunità per i rivenditori online in Brasile.

Il Brasile ha registrato un totale di 111,2 milioni di transazioni di e-commerce nel 2017, con un importo medio di transazione di 429 BRL -i dati relativi al 2018 non sono ancora pienamente disponibili. Nonostante il numero maggiore di transazioni, la categoria di moda e accessori è solo in sesta posizione in termini di ricavi, con una quota del 6,1%. Quelle seguenti sono le principali categorie di prodotti per fatturato, con telefonia / mobile che per la prima volta scalza gli elettrodomestici dal gradino più alto del podio:

  • Telefonia / Mobile – 21.2%
  • Elettrodomestici per la casa – 19.3%
  • Elettronica – 10%
  • IT – 8.9%
  • Casa e addobbi – 8.4%

 

I due grafici successivi mostrano rispettivamente il numero di compratori su internet e i ricavi generati dall’e-commerce nei vari settori.

 

 

 

 

 

 

I brasiliani tra i vari metodi di pagamento prediligono per il 69% le carte di credito e per il 24% i bollettini bancari; qui di seguito, troverete ulteriori info relative al mercato degli acquisti online.

Per concludere, sarà molto interessante osservare l’evolversi della situazione valutaria e inflazionistica, nonché quella relativa agli accordi commerciali: il nuovo presidente Bolsonaro sembra favorevole a stringere accordi ma non ha ancora chiarito la sua posizione sul mantenimento o meno dei livelli tariffari attuali. Osservando le tempistiche di chi, oltre al mero esportare prodotti, vuole avere una sede operativa in Brasile, emerge che il numero di giorni da dedicare ad aspetti amministrativi e burocratici è abbastanza ampio: qualora il governo si muova per contrastare questo fenomeno, ciò rappresenterà un buon punto di partenza per rendere il Paese ancor più attrattivo per i capitali esteri, considerato anche il già elevato livello di opportunità riscontrabili nel mercato online.